Il fotografo di Food


Negli ultimi anni la fotografia di food (photo food) sta vivendo un periodo di alta gratificazione, questo è dovuto per la maggior parte alla nascita dei social media, ai programmi televisivi che riempiono le nostre giornate con immagini, programmi e reality show di cucina e piatti visivamente attraenti. L’assedio e l’invasione di cibo ha mutuato il semplice e necessario gesto di cucinare-mangiare-nutrirsi in cultura-benessere-apparire, modificando di conseguenza usi e costumi dei nostri tempi. Ragione per cui, quando l’industria cresce e l’offerta aumenta, viene scaturito un ragguardevole interesse che pervade qualunque settore, primo tra tutti quello della fotografia.

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Il mestiere:

Il fotografo di cibo, o termine più aggiornato Food Photography, è sinonimo di creatività, estro e genialità. Se il settore della cucina è in continua rinnovazione, anche l’immagine deve aggiornarsi. Ed è per questo che il gusto del fotografo di food è fortemente influenzato dalla contemporaneità:in un periodo di forte crisi economica verranno proposti cibi semplice e di facile reperimento; in momenti di intenso lavoro, con poco tempo a disposizione, le ricette saranno rapide ed essenziali; le forti immigrazioni di popoli svantaggiati e afflitti da guerre condizioneranno le tavole di chi li ospiterà.

Conseguente è il dovere del fotografo di food di tenersi informato molto più di quanto immagini.

Ed è cosi che nasce un grande lavoro di squadra, con un duo fondamentale: chef-fotografo.

Lavoreranno insieme, pianificando la direzione tecnica-creativa da percorrere. Sarà un momento molto intenso, perché entrambi dotati di menti creative che però potrebbero non essere in sincronia. E’ necessaria quindi una grande professionalità e comprensione.

Gli sbocchi lavorativi e commerciali sono ampi, dalle banche immagini, alle redazione, passando per ristorante stellati fino ai pub più popolari; l’importante è essere all’altezza del committente del luogo che ospiterà le immagini, senza improvvisarsi esperti.

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Tecnica e attrezzatura:

La tecnica nella fotografia di food e quindi nello still life in generale, non è unica ed esclusiva.La pietanza viene fotografata a secondo dell’utilizzo finale, sia esso di tipo tecnico che emozionale.Ovviamente nell’arco del tempo, si sono susseguiti vari tipi di mood, creati e adottati da differenti autori.

Ogni foto di food che viene prodotta, deve avere come massimo obbiettivo quello della “appetibilità” chiamata oggi food porn: l’osservatore che guarda l’immagine scattata deve essere invogliato a gustare il piatto ritratto. Tecnicamente dobbiamo tener conto dei vari limiti e compromessi che incontreremo nella sessione di shooting.

La direzione della luce è quasi sempre posta dietro il soggetto a 45°, in modo da disegnare sui contorni più alti una linea bianca di luce necessaria a rafforzare la tridimensionalità e a staccare la pietanza dal fondo. Le ombre ovviamente verranno proiettate davanti al piatto e ammorbidite con l’utilizzo dei vari materiali e strumenti riflettenti.

Dobbiamo cercare di ricreare sempre la luce naturale, per questo a volte davanti al proiettore si fissano fronde, rami, finestre a dare effetti quotidiani e originali.

Ogni tipologia di fonte di luce ha i suoi punti di forza e limiti: il flash è sicuramente più consigliato e adatto per scatti di questo genere, poiché le altre fonti di luce calda, interagiscono sul cibo stesso, ma hanno il limite di non essere lette in ripresa rivelandosi poco precise. Le luci fotografiche a led, sono altrettanto indicate, visto che hanno una temperatura colore daylight, ma hanno il vincolo di essere molto diffuse, pertanto i contrasti non avranno mai un controllo assoluto.

Possiamo ovviamente utilizzare anche una luce naturale/ambiente, sempre valida alternativa. In realtà, come già detto, è quella che cerchiamo di imitare con la luce artificiale. Il limite di quella ambiente è che cambia, si sposta e dobbiamo tenere conto di questo fondamentale fattore. Per questo, se si decide di scattare con luce naturale, bisogna arrivare con le idee chiare cosi da essere rapidi e precisi in fase di ripresa.

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Le ottiche più utilizzate sono senza dubbio quelle macro perché ci permettono di avvicinarci e di ottenere particolari importanti e dettagliati.

Personalmente utilizzo un obiettivo Canon EF 100 mm f/2.8 Macro USM, ma un’alternativa più economica e valida è l’utilizzo dei tubi di prolunga: io uso quelli della Kenko il modello Teleplus DG AF Extension Tube 36+20+12 for Canon, ovviamente sono quelli dedicati quindi non originali ma il risultato in alcuni casi può essere veramente inaspettato dato il rapporto qualità/prezzo.

Personaggio fondamentale sul set, insieme allo staff, è sicuramente la figura del “home economist” oppure del “food stiling”. Il suo incarico è quello di preparare i piatti rendendoli appetibili attirando l’attenzione dell’osservatore, a tal punto da far venire “l’acquolina il bocca”. La figura del food stiling è in grado di preparare cibi resistenti alle varie fonte di luci e calore, che inevitabilmente si guasterebbero o scioglierebbero (esempio la foto di un gelato).

I vari props (oggetti scenici) presenti nell’ambientazione verranno scelti insieme al fotografo, ed ogni singolo oggetto viene posizionato all’interno del set dopo uno studio dello stesso; nessuno di essi è mai posizionato a caso e senza progettazione.

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Comunque Food Art, Food Blog, Food Pic e qualsiasi altra sfera intorno al sapore, offre spazio e occasioni per tutti.

IL FOTOGRAFO DI RIPRODUZIONI D’OPERE D’ARTE

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Per capire bene chi è e cosa fa un fotografo di riproduzioni di opere d’arte, è utile avere un quadro ben preciso di tutto il contesto attuale in cui ci troviamo e operiamo.

Negli ultimi dieci anni il panorama della fotografia si è notevolmente ampliato, e non è più appannaggio di pochi professionisti, bensì di un molto più elevato numero di persone.Questo fenomeno è dovuto molto probabilmente alla nascita e alla diffusione su larga scala delle macchine fotografiche digitali, che, apparentemente, possono risultare più gestibili e più immediate.

Internet ha poi fatto il resto, mettendo a disposizione in modo molto immediato siti specializzati, forum di appassionati, social network vari, oltre a festival di fotografia e gallerie specializzate.

In conclusione la fotografia ha finalmente avuto giustizia trovando un posto nel cuore di tante persone.

Centinaia di amatori hanno fatto (e continuano a fare) il grande passo, quello del professionismo, e considerato il fatto che viviamo in una società in cui la comunicazione attraverso le immagini è di primaria importanza in pressoché tutti i settori artistici, sociali e commerciali, la scelta non è da considerarsi del tutto sbagliata.

Questo fenomeno però ha generato un problema economico non indifferente: la scarsa domanda e offerta presente sul nostro mercato.

Il numero di fotografi professionisti è aumentato in maniera esponenziale, mentre quello dei clienti è rimasto invariato se non addirittura diminuito, e come in molte altre categorie, anche questa tipologia di committenza non sta attraversando un momento particolarmente felice.

Abbiamo imparato nel tempo che il mercato richiede ai fotografi una specializzazione in uno specifico settore; ecco quindi che sono nati i fotografi di moda, di pubblicità, i fotoreporter, gli artisti fotografi, gli esperti di still life, i fotografi d’architettura e decine di altre qualifiche e sotto-qualifiche, ovviamente tutte attualmente sature di professionisti (o come tali si definiscono).

Eppure non tutto è perduto!

Ci sono settori nella fotografia da considerarsi ancora “scoperti” solo in parte, e uno tra questi è proprio il fotografo di riproduzioni d’arte.

E’ un campo addirittura sconosciuto a molti, e considerato dai più troppo tecnico e noioso.

Inoltre non viene insegnato in tutte le scuole di fotografia, e nel mare dei workshop fotografici non c’è neanche l’ombra di questa specializzazione.

Ed è proprio per questo che galleristi, artisti, e tutti gli operatori del settore, sono spesso costretti a ripiegare, per le riproduzioni delle proprie opere, su fotografi improvvisati, con risultati in molti casi deludenti.

 

IL MESTIERE:

Contrariamente a quello che si potrebbe immaginare, la professione del fotografo di riproduzioni di opere d’arte non è assolutamente una specializzazione noiosa e ripetitiva, infatti la varietà e la diversità delle opere che si possono incontrare richiedono una conoscenza pratica e stilistica che necessita di spaziare un po’ in tutti i campi della fotografia, e come in ogni altro ambito, anche in quello della riproduzione d’opere d’arte, dal punto di vista tecnico è impossibile improvvisare.

Alla base naturalmente deve essere sicuramente presente una passione e una predisposizione per l’arte in generale, e non a caso molti fotografi che esercitano questo mestiere sono artisti che producono e che vendono le proprie opere; a tutto ciò va aggiunta, in modo imprescindibile, una cultura almeno di base della storia dell’arte.

Sapere ad esempio che un determinato pittore, per realizzare i propri dipinti, usava vernici ad olio o acriliche piuttosto che graphite, ci permette di conoscere le attrezzature fotografiche adatte e necessarie per realizzare lo scatto; lo stesso vale per le tecniche usate nelle sculture, che possono essere di infiniti materiali quali bronzo, legno, terracotta; e chiaramente sapere come questi materiali reagiscono in modi differenti alla luce, ci permette di utilizzare le attrezzature idonee a realizzare lo scatto giusto.

Al fotografo di riproduzioni d’arte vengono generalmente richiesti due tipi di ripresa ben distinti. Il primo caso è quello di riprodurre l’opera su un fondo neutro (bianco o grigio) che crea per l’opera stessa una sorta di cornice. La seconda possibilità è quella di ritrarre l’opera contestualizzata nell’ ambiente circostante, condizione che si presenta in caso d’installazioni o di grandi sculture.

Nel primo caso ci avvaliamo di specifiche conoscenze tecniche, nella seconda eventualità tutto cambia, perché c’è una inevitabile interpretazione da parte del fotografo che può essere completamente diversa da quella dell’autore dell’opera, ed è per questo motivo che il fotografo deve conoscere a fondo la “visione” dell’artista per potersi allineare con il suo stesso pensiero.

Quest’ultimo aspetto è quello più complesso a cui il fotografo di riproduzioni d’arte deve ovviare, e non a caso molti artisti lavorano sempre con lo stesso fotografo, che a loro volta inevitabilmente impongono a galleristi e a case editrici.

 

TECNICA E ATTREZZATURA:

L’attrezzatura necessaria al fotografo di riproduzioni d’arte, può non bastare mai!

Iniziamo quindi col dire che si può ottenere una buona riproduzione avendo semplicemente una macchina fotografica con un obiettivo 50 mm, un cavalletto, una scala dei colori e una livella, e la luce che useremo è quella del sole. E’ scontato quindi dire che faremo lo scatto in un ambiente esterno, lontano da ogni fonte di luce artificiale, e ancor meglio ponendo il soggetto in una zona in ombra, in modo da avere dei bassi contrasti di luce.

La scala dei colori ci sarà di grande utilità per determinare il corretto bilanciamento del bianco in fase di acquisizione e postproduzione dell’immagine raw. La livella invece servirà ad ovviare a tutte le aberrazioni e distorsioni prospettiche dovute al posizionamento dell’opera rispetto al piano di ripresa della fotocamera. Proprio per questo l’opera dovrà essere posizionata il più possibile parallemente al piano del sensore.

Posizioniamo il nostro quadro su un cavalletto o ancor meglio se possiamo lo appendiamo al muro con un chiodo, e con l’aiuto della livella regoliamo l’inclinazione dell’opera mettendola perpendicolare al pavimento.

Un elemento molto importante da valutare sarà la presenza o meno di un’eventuale cornice provvista di vetro. Infatti di fondamentale importanza è che la riproduzione finale sia priva di riflessi esterni. Questi riflessi possono essere causati sia dal vetro che dal tipo di materiale usato nella pittura. Particolare attenzione verrà posta nelle zone più scure, che possono presentare un maggior numero di riflessioni. Per ovviare a questi riflessi, quando presenti, utilizzeremo dei pannelli, orientati in modo da annullare le riflessioni o più semplicemente posizioneremo un grande telo nero alle spalle del fotografo, in modo da ridurre o, in alcuni casi, isolare completamente i riflessi. È importante coprire sempre con un telo anche il cavalletto, causa maggiore di riflessione. Personalmente imposto sulla macchina fotografica l’autoscatto della durata di 10 secondi, in modo di aver il tempo di spostarmi dagli eventuali effetti di riflessione che potrei apportare all’opera.

Vi sono però dei casi in cui è impossibile utilizzare la luce naturale, ad esempio in caso di grandi opere o quando il loro valore ci obblighi a fotografarle all’interno di sale o gallerie.

In questi frangenti, fermo restando che manterremo come sopra cavalletto, scala dei colori, livella e stesse ottiche del caso precedente, dovremmo utilizzare delle luci flash.

Queste luci verranno posizionate con un orientamento di 45° rispetto al piano dell’opera, e dovranno avere la stessa intensità, essere posizionate alla stessa altezza e distanza rispetto all’opera stessa. Saranno altresì completate con l’utilizzo di diffusori a parabola o in altri casi dei bank. L’utilizzo dei flash così posizionati permetterà di ottenere una luce uniforme e diffusa, che può essere assimilata per risultati ed effetti a quella naturale, e che come quest’ultima ci permetterà di apprezzare l’opera nella sua pienezza.

Stesso discorso va fatto, come nel caso della luce naturale, per gli eventuali riflessi, che saranno trattati nello stesso identico modo del caso precedente.

Il nostro scopo, sia se scattiamo con luce ambiente sia con luce artificiale, è quello di ottenere lo stesso valore esposimetrico sui 5 punti fondamentali dell’opera cioè i 4 angoli più il centro. Una volta ottenuti questi valori avremo un’ illuminazione omogenea su tutta la superfice.

Per quanto riguarda la riproduzione di opere diverse dai dipinti, nella fattispecie sculture, gioielli, oggetti d’arte e complementi d’arredo, manterremo il discorso delle luci invariato, ponendo per quanto possibile l’oggetto su un fondo o un limbo bianco, esattamente come nella fotografia di still life, per far risaltare l’oggetto d’arte in tutte le sue forme o ad esempio, nel caso dei gioielli per dare risalto alla manifattura e alle peculiarità intrinseche del materiale.

Anche in questo caso, soprattutto quando tratteremo materiali molto riflettenti come metalli preziosi, superfici vetrate e bronzi, sarà nostra particolare cura eliminare con pannelli e specchi le luci di riflessione.

Proprio in questo le competenze ampliate del fotografo vengono in aiuto, esattamente come viene fatto in fotografie di ritratto, beauty e still life.

 

UN GIORNO ALLA CASE D’ASTE MINERVA AUCTIONS

In questo excursus su questo affascinante mestiere non poteva mancare un accenno alla Minerva Auctions di Roma che ci ha ospitato in molte giornate di lavoro, e dove non a caso sono state scattate le foto del backstage.

La casa d’aste Minerva Auctions ha sede in Palazzo Odescalchi, in piazza dei Santissimi Apostoli, nel cuore storico e artistico della capitale.

Proprio Palazzo Odescalchi fu un grande esempio di residenza nobiliare e prezioso scrigno di tesori artistici, voluto da Livio Odescalchi, grande promotore del collezionismo d’arte del XVII secolo, che entrato in possesso dei tesori della Regina Cristina di Svezia, scelse questa splendida cornice abitativa per esporre e custodire queste grandi opere.

Ed oggi la sua cornice rimasta elegantemente invariata, grazie alla Minerva Auctions, ospita nelle sue spaziose e luminose sale, una grande varietà di opere, dai dipinti ai gioielli, tutte accuratamente selezionate da esperti, portando il mercato dell’arte ad un’ alta qualità ed elevata professionalità.

Ci troviamo a trascorrere diverse giornate nella loro sede proprio perché la casa d’aste ha necessità continua di riprodurre una grande quantità di opere, che abbracciano ogni genere d’espressione artistica, per mantenere costantemente aggiornati i propri cataloghi.

In ogni giornata di lavoro presso la casa d’aste ci capita di fotografare ogni tipo di opera, di ogni epoca e corrente artistica. In ogni shooting dobbiamo affrontare e risolvere al meglio nuove dinamiche e nuovi problemi con le loro incognite incognite, e proprio per questo non finiamo mai di imparare!

OVER HUMAN

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Ne uomo ne donna, senza sesso. E’ così che l’essere umano, schiavo dei propri personaggi, si trasforma per riappropriarsi della sua identità, del suo passato e della sua terra. Partendo solo e perdendosi in luoghi incontaminati, dove l’uomo non è mai arrivato, o in quegli ambienti  già abbandonati dalla civiltà.

Neither man nor woman, being without sexual identity – It is like this that human beings,  slaves of themselves, change themselves to claim back their identity, their past and their roots.  Leaving alone or loosing themselves in pure and clean areas, where man has not reached before, or in those places that have already been abandoned by civilization.

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Statue in carne e ossa, dove la carne la fa da padrone creando forme e movimento. Alla maniera dell’arte informale la “materia” viene messa in primo piano come  una risposta artistica ai canoni estetici della società del  XXI secolo, il raggiungimento della FORMA ideale.

Ma ideale per chi?

 

Flesh and bones statues, where flesh is the protagonist, creating shapes and movement. In the same way as informal art, ”the material” has been put in first place as an artistic answer to the XXI century standard of beauty, the achievement of the ideal shape.

But for who is it ideal?